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Home Notizie da Taizé Meditazione Biblica Mensile. Gennaio 2010

Meditazione Biblica Mensile. Gennaio 2010

Gennaio

 

Luca 9, 23-25: Diventare un discepolo di Cristo

Gesù, a tutti, diceva: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso? (Luca 9,23-25)

Impregnati della vita di Cristo e del suo amore per gli altri, i discepoli sono coloro che vogliono vivere come lui ha vissuto. Durante la vita pubblica di Gesù, una folla di discepoli camminava dietro a lui. L’hanno seguito da un posto all’altro per ascoltare il suo insegnamento. Alcuni di loro hanno continuato a seguirlo fino alla fine, nelle ore più buie della croce e della morte. Però quelli erano poco numerosi. Molti lo hanno abbandonato lungo il cammino o in capo a un momento.

Per chi vuole camminare con lui, la chiamata di Cristo è radicale, senza equivoco. Chiede di «rinunciare» a se stesso. È un linguaggio difficile per la mentalità d’oggi. Questo non vuol dire che bisogna rinnegare ciò che si è. Si tratta di rinunciare a quella parte di sé che va contro la vita di Cristo e il suo insegnamento. Con il versetto 25, si capisce chiaramente che la perdita di sé non è richiesta da Gesù. È piuttosto un invito a realizzarsi seguendolo in modo vero. Non è con un atteggiamento tiepido e indolente, ma solo con tutto il proprio cuore e tutta la propria forza che il discepolo potrà seguire il cammino del Maestro.

La croce della quale Gesù parla qui, è quella di «tutti i giorni», che ciascuno è chiamato a portare. Gesù sa che i suoi discepoli dovranno far fronte a molteplici prove e difficoltà. Li incoraggia ad aver l’audacia, a rilevare la sfida, a donarsi senza aver paura di soffrire per il Vangelo e a trovare così una vita in pienezza.

In effetti, se si cammina sulle orme di Cristo, oggi come al tempo degli Apostoli, è inevitabile dover andare contro corrente e, in certi momenti, diventare un «segno di contraddizione» nella società. Per paura di perdere la faccia o la sicurezza, si indietreggerà davanti ai diversi ostacoli o si andrà avanti con fiducia, audacia e dono di sé? Cristo stesso non ha subito passivamente la sofferenza, ma si è consegnato per gli altri. È vero che la sua chiamata è esigente. Tuttavia, a colui che si dona a causa di Cristo e del Vangelo, la gioia e la ricompensa promesse sono offerte al centuplo ( vedi Marco 10,28-30).

- Che significa concretamente per me oggi «camminare dietro a Gesù»? Qual è la «mia croce» che sono chiamato a «caricarmi ogni giorno» su questo cammino?

- In quali circostanze diventiamo nelle nostre società un «segno di contraddizione»?

 

 

Notizie flash

La prossima preghiera si terrà il 8 maggio 2010, alle ore 21.00 presso la chiesa di San Francesco a Treviso.