Ottobre
Filippesi 2,1-5: Vivere come amici Se c’è pertanto qualche consolazione in Cristo, se c’è conforto derivante dalla carità, se c’è qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti. Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, (Filippesi 2,1-5) Ci sono momenti nella nostra vita in cui noi cogliamo quanto l’unità sia essenziale. Potrebbe succedere durante un pasto con degli amici o a una riunione di famiglia, quando si vede che tutti sono contenti di stare insieme. Può capitare che le differenze e i malintesi del passato non siano totalmente scomparsi, ma perdono la loro importanza quando i legami affettivi sono celebrati. Queste esperienze sono dei momenti privilegiati. L’unità diventa una realtà viva. E noi ci rendiamo conto che è un dono, forse il più grande di tutti, che desideriamo profondamente e che ci offre una gioia incomparabile. Nella sua lettera ai Filippesi, san Paolo, scrivendo dalla prigione e in pericolo per la sua vita, parla a lungo dell’unità e della gioia. Egli parla anche dell’affetto che ha per i Filippesi e delle loro preoccupazioni per lui. La loro relazione risale agl’inizi dei suoi viaggi nella regione. Essi lo avevano accolto, lui e il suo Vangelo, poi hanno continuato a sostenerlo lungo gli anni. La lettera ha un tono familiare e di fiducia, come tra persone che hanno imparato a condividere e a stimarsi a vicenda. Percepiamo il modo con cui il Vangelo ha trasformato degli estranei in amici, si potrebbe anche dire in una famiglia. Paolo è preoccupato, tuttavia, dalla notizia che ha ricevuto a proposito dei conflitti in seno alla giovane comunità (1,27; 2,14; 4,2). Egli li invita a prendere ancor più a cuore il dono che hanno ricevuto. Le sue parole sembrano scelte con cura, certamente per lasciare un’impressione duratura sui suoi lettori. In seguito, egli evoca alcune delle cause profonde della divisione, poi riprende l’immagine di un «medesimo stato di spirito». Ma ora, non si tratta del loro spirito, ma di quello di Cristo. Paolo vuole che sappiano che ci sono delle realtà potenti all’opera nella nostra vita che possono distruggere il dono dell’unità. I credenti, però, devono essere portati da ciò che è ancora più importante, dalla vita di Gesù stesso. Con «i sentimenti di Cristo», Paolo non pensa innanzitutto a Gesù nel passato, ma piuttosto al dinamismo della sua presenza come Risorto.
Abbiamo già visto come il Vangelo può trasformare da estranei in amici, e anche in una famiglia?
Quali sono le cause profonde della divisione che devo conoscere? In che modo il dono di Cristo mi fa andare avanti?


