Scrive Francesca di Brescia
Io e altri 8 ragazzi quest’anno abbiamo deciso di trascorrere gli ultimi giorni del 2008 e i primi del 2009 in un modo un po’ “diverso” oserei quasi dire speciale, in quanto abbiamo partecipato all’Incontro Europeo dei giovani di Taizè a Bruxelles.
Nei giorni prima della partenza un po’ di timori mi sorvolavano per la testa…ma poi sono bastate poche ore dopo l’arrivo a Bruxelless per farmi rendere conto che davanti a me mi attendevano 5 giorni, certamente impegnativi, ma che sicuramente avrebbero lasciato un segno.
La cosa che mi ha colpito fin dal primo istante è l’ospitalità e la gentilezza delle persone che ci hanno accolto nelle loro famiglie e nelle loro parrocchie. Noi ragazze siamo state ospitate in una famiglia che fin dal primo momento che li abbiamo conosciuti in parrocchia, ci hanno considerato e chiamato le loro “figlie di Taize”. La loro disponibilità è stata totale: venirci a prendere tutte le sere alla fiera Expo quando finiva la preghiera, portarci a cena la prima sera perché eravamo affamate, brioche fresche tutte le mattine e infine la cosa più importante sentire la loro voglia di condividere con noi la loro vita, le loro esperienze o semplicemente la loro giornata.
Il punto cardine di questi cinque giorni è stata sicuramente la preghiera. Preghiera vissuta in fiera a Bruxelles, ma anche, e soprattutto, nelle parrocchia di Grimberghen dove sono stata ospitata. I momenti che mi sono piaciuti di più sono stati durante le preghiere vissute nella chiesa della parrocchia, probabilmente perché con meno persone si riusciva a tenere un atteggiamento più raccolto. La preghiera del mattino aveva come seconda parte i lavori di gruppo con altri ragazzi, non necessariamente italiani, infatti nel mio gruppo c’erano tedeschi, albanesi, polacchi, croati…è stato bello incontrarli e cercare di capire (oltre che la lingua) anche le loro piccole esperienze di vita che hanno raccontato.
Anche a Bruxelles e inseriti in questa esperienza “particolare”, abbiamo festeggiato il nuovo anno con tutti i ragazzi ospitati dalla parrocchia di Grimberghen. Una festa che inizialmente sembrava un po’ “fredda” e invece poi, noi ragazzi italiani abbiamo contribuito ad animarla con canti, balli, trenini…insomma anche in Belgio ci siamo fatti riconoscere con il nostro animo giocherellone!
Preghiera, amicizia, ospitalità, disponibilità, allegria…tutto questo e altro ancora sono gli elementi che sono stati comuni ai 5 giorni. Sicuramente è un’esperienza unica che consiglierei a tutti e ringrazio le persone che mi hanno dato l’opportunità di partecipare a questa esperienza. GRAZIE!
Scrive Danila di Treviso:
[...]sono contenta esser andata su prima a preparare l'accoglienza, perché è stata un’esperienza interessante. I primi giorni in cui eravamo i pochi sono stati particolari perché da un lato di fatto avevi iniziato l’incontro internazionale pregando in un padiglione, vivendo in famiglia, mangiando la sbobba, ecc. Ma in realtà mancava la vita in parrocchia e soprattutto 30000 persone. Perciò quei primi due giorni sono stati strani, in realtà anche un po’ tesi nella preparazione del lavoro di accoglienza e per la preoccupazione di tenere le parrocchie per i nostri gruppi.
Però fin dal primo giorno, appena sono entrata nel padiglione del silenzio, dove facevamo la preghiera, mi è sembrato di tornare a casa, col corpo e col cuore, e questo è stato un sentimento che mi sono portata dietro tutta la settimana. [...]
Da un punto di vista più strettamente spirituale, in questo momento della vita la mia ricerca del Signore sta maturando ed si fa più concreta, grazie (in particolare) alle intuizioni della Terra Santa e alle lectio bibliche a cui partecipo settimanalmente: entrambe queste esperienze mi stanno molto cambiando prospettiva e profondità di intuizioni cosicché vivo diversamente le preghiere di Chino, la preghiera quotidiana, le confessioni, il Natale, la catechesi, l’eucaristia, ecc. Quindi il sentirmi a casa dentro quei padiglioni, seduta per terra con quelle immagini così calde e vive, senza stancarmi mai di osservarle e ascoltarle, ha una concretezza nuova per me, si trattava (come dicono le nostre suore a Milano) “di stare con il Signore”, di cercare di avvicinarmi un po’ di più e sentire il suo abbraccio. Ora ricollego subito tutto questo anche al messaggio che ho colto prima di partire: una scelta di radicalità e coerenza, così come è stato Gesù, uomo radicale. In nome dell’intuizione (seppur molto timida) di un Amore incondizionato, come fonte e senso ultimo della vita, ti ringrazio di spingermi verso atti concreti, di cui peraltro ha parlato anche Alois.
Scrive Fabio di Treviso
Sono contento dei giorni vissuti a Bruxelles. È stato il mio primo incontro da extra: niente ragazzi (e niente animatori, andando con la mente un po’ più indietro nel tempo), solo io e chi era venuto con me per aiutare i frère nell’accoglienza.
Tra di noi sono stati giorni leggeri, sebbene per alcuni coincidessero con una fase di riflessione e ripresa. Personalmente, sono stati l’occasione per sperimentare nuovamente la forza della preghiera fatta a Taizé.
Alcune riflessioni:
1. “A Natale abbiamo celebrato la nascita di Cristo attraverso il quale Dio si è fatto vicino, ma noi non vogliamo dimenticare che Dio resterà anche sempre al di là di ciò che possiamo comprendere. Spalanchiamo il nostro cuore e la nostra intelligenza a queste due dimensioni del mistero di Dio: la sua vicinanza e la sua trascendenza.
Non è dato a tutti di cogliere queste due dimensioni. Gli uni sono toccati dalla sua presenza così vicina, quasi sensibile al loro cuore. Altri, come una madre Teresa, conoscono di Dio, forse per lunghi periodi della propria vita, soprattutto il suo silenzio.
È allora importante andare insieme dietro a Gesù: egli ha conosciuto la grande vicinanza di Dio e anche, in modo particolare sulla croce, il silenzio di Dio. Noi seguiamo questo Gesù qui ed è a lui che ci attacchiamo. La fede cristiana appare allora come un rischio, come l’audacia della fiducia”.
È uno stralcio della meditazione fatta da frère Alois la sera del 30 dicembre, che mi ha colpito profondamente.
Da molto tempo quando prego sento solo silenzio: se inizialmente questo mi aveva gettato nello sconforto, col passare del tempo me n’ero quasi fatta una ragione. Non capivo, però, che significato e che valore potevo dare a una preghiera vissuta davanti al silenzio, nel silenzio.
Questa meditazione mi ha dato una risposta da cui ne ho ricavato tre tracce:
Crescere nella fiducia in Dio, anche quando c’è silenzio.
Vivere la trascendenza (come faceva Madre Teresa. Già, come faceva?).
Serbare memoria del passato, non disperderlo.
2. Quale responsabilità mi è chiesta nel divenire adulto? Vivere in pienezza ogni dimensione; non perdere tempo; essere vigilante e aperto, curioso e gioioso; amare di più.
3. Ho vissuto i due giorni di accoglienza, dal 27 al 29 dicembre, e sono felice servizio che ho dato.
Mi ha colpito l’efficienza di tanti volontari e dei frère: non può esserci bellezza, profondità, senza fatica e responsabilità (è una regola giusta al 90%).


