Meditazione sul Venerdì Santo – fr. Richard

Gv 19,28-37

Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: “Ho sete”. Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: “È compiuto!”. E, chinato il capo, consegnò lo spirito. Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato -, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.”

“Abbiamo contemplato la sua gloria, pieno di grazia e di verità” (Gv1,14) Ecco come il Vangelo di Giovanni parla di Gesù, fin dall’inizio. E raffigurandolo sulla croce alla fine della sua vita, mostra la sua atroce tortura trasformata, trasfigurata in vittoria.

C’è una specie di, si potrebbe dire, gloriosa, santa ironia nelle parole dei salmi, nelle citazioni del Vangelo, “neppure una delle sue ossa sarà spezzata” (Salmo 34,21). Sì, Gesù non ha avuto le ossa rotte, ma solo perché era già morto quando i soldati vennero a spezzare le gambe degli uomini più resistenti di Gesù, crocifissi con lui. Queste parole “neppure una delle sue ossa sarà spezzata” provengono da un Salmo e celebrano originariamente il potere salvifico e la protezione di Dio. Ma Dio non ha salvato Gesù dalla morte. L’ironia della citazione indica qualcosa di ancora più grande. Dio non ha salvato Gesù dalla morte, lo ha salvato anche nella morte.

Gesù dice “ho sete”. Queste semplici parole, nel testo originale una sola parola, hanno anche molti altri significati. Il primo significato è ovviamente che Gesù appeso alla croce doveva essere stato terribilmente assetato. Il secondo significato deriva dal fatto che le sue parole sono dette per portare a compimento la Scrittura

Nei salmi, la sete non è solo sete fisica, ma anche sete di Dio: “O Dio, tu sei il mio Dio, dall’aurora io ti cerco, ha sete di te l’anima mia, desidera te la mia carne in terra arida, assetata, senz’acqua.” (Salmo 63,1).

E c’è un terzo significato in questa frase, “Ho sete”. Gesù desidera ardentemente dare vita e salvezza. È più desideroso di dare che di ricevere. E sappiamo questo da un precedente incontro che Gesù ha avuto con una donna in Samaria. È successo, ha avuto luogo all’incirca alla stessa ora del giorno, come l’agonia di Gesù ora sulla croce verso mezzogiorno. Gesù era stanco del viaggio e chiese da bere alla donna al pozzo. ma rapidamente le fece capire che desiderava ardentemente dissetare la sua più che bere qualcosa. E le disse: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: ‘Dammi da bere!’, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva”. (Gv 4,10). L’incontro di Gesù al pozzo con la samaritana, prefigura il suo incontro sulla croce con tutta l’umanità. Sulla croce non dice “ho sete” a qualcuno in particolare. Desidera tutti noi. Dice a ogni persona, ogni persona di tutti i tempi, “Chiedimi e ti darò acqua viva”. Quindi il Vangelo ci lascia con questa visione straordinaria: Gesù ha sete e il suo corpo diventa una sorgente.

Dal suo fianco trafitto uscirono sangue e acqua. Il sangue indica la sua morte violenta, che ha accettato per amore. L’acqua indica la vita che ha dato per lo stesso amore. Gesù ha dato la sua vita per dare la vita. Gesù è morto con queste parole sulle labbra, “È compiuto”.

Come la frase “Ho sete”, è solo una parola nel testo originale: “compiuto”. Significa che è tutto finito, non si può più fare nulla. Ma ancora, ha anche un altro significato, un significato di speranza. Questa espressione, “È compiuto”, ricorda l’inizio della Bibbia, dove leggiamo “Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto” (Gn 2,2). Quindi, queste parole “è compiuto” si riferiscono anche a un inizio. Nella nostra Bibbia leggiamo che il settimo giorno Dio finì il suo lavoro, ma nelle Bibbie greche, che la maggior parte dei primi cristiani legge, dice, “il sesto giorno Dio finì la sua opera”.

Quindi esiste un evidente parallelo tra ciò che raggiunge Dio, il completamento della sua opera di creazione, e Gesù che dice, nel pomeriggio del sesto giorno, è compiuto, è raggiunto, è completato. Morendo, Gesù concluse la sua missione che era di “completare l’opera di Dio” (Gv 4,34). Con il dono della sua vita sulla croce, Gesù ha reso la creazione completa e tutte le cose belle. Il vangelo chiama il sabato, che è iniziato con il tramonto del giorno in cui Gesù è morto, “un giorno di grande solennità”.

Ovviamente, questo è perché questo giorno è stato sia un sabato che il primo giorno di una settimana di festa, la festa del pane azzimo. Ma la ragione più profonda per cui questo giorno è chiamato un “grande sabato”, un “grande giorno”, è che è il giorno del riposo di Gesù. Durante tutta la sua vita Gesù fu al lavoro, e aveva guarito anche nei giorni di sabato, e a coloro che lo hanno criticato per averlo fatto ha detto: “Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco” (Gv 5,17). Ora Gesù ha finito, ora può riposare. Ora tutto è fatto e tutto va bene.

Dopo aver detto “è compiuto”, Gesù “chinò il capo e consegnò il suo spirito”. C’è una grande pace. E anche c’è un doppio significato. “Gesù ha consegnato il suo spirito” significa: ha respirato per l’ultima volta, è morto. E significa: ha dato il suo spirito che dà la vita, lo Spirito Santo. Ha dato la sua vita per dare la vita.

Il Vangelo si concentra sul dettaglio, è come il punto culminante di quel ritratto che disegna della passione di Gesù. “Sangue e acqua uscirono dal suo fianco.” Nell’ultimo atto di violenza insensata e gratuita, uno dei soldati ha trafitto il fianco di Gesù con una lancia. Il sangue è uscito per primo. Ma poi questa ferita sanguinante si trasforma in una fonte, in una sorgente di acqua viva. Gesù ha cambiato la violenza che ha subìto nel perdono. Gesù ha dato la sua vita per dare la vita

E così mi viene in mente un altro passo del Vangelo di Giovanni, In una delle sue precedenti visite a Gerusalemme, Gesù aveva promesso lo Spirito Santo, dicendo: “Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva.” (Gv 7,38). Le ultime pagine della Bibbia, il libro dell’Apocalisse, espandono la visione dei fiumi che scorrono dal cuore di Gesù. “E l’angelo mi mostrò poi un fiume d’acqua viva, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello.” (Apocalisse 22,1). L’agnello è Gesù crocifisso, vivo in Dio, uno con Dio, Dio crocifisso.

La sua morte ha dimensioni cosmiche. Il fiume dell’acqua della vita che sgorga da lui, ricorda i quattro fiumi del paradiso (Gn 2:10). Leggiamo nel libro dell’Apocalisse che su “da una parte e dall’altra del fiume c’è un albero di vita… che dà frutti dodici volte all’anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni.” (Apocalisse 22,2). Qualunque cosa che lo Spirito Santo che fluisce da Gesù irrighi, viene trasformato in un giardino. E in quel giardino, siamo noi che dobbiamo essere, diventare, alberi della vita, “È come albero piantato lungo corsi d’acqua, che dà frutto a suo tempo:” (Sal 1,3), come dice il salmo. Il frutto che lo Spirito Santo fa crescere sull’albero della nostra vita è l’amore, la gioia, la pace, la gentilezza, la generosità.

Queste realtà rendono la vita bella agli altri intorno a noi, anche nei periodi di prova. e nei nostri tempi travagliati più che mai Cristo ci chiama a dare la nostra vita per dare la vita. “Guarderanno colui che hanno trafitto.”

Quest’ultima citazione è tratta dal libro del profeta Zaccaria (12,10). Alcuni versi più avanti nello stesso libro che leggiamo, “In quel giorno vi sarà .. una sorgente zampillante per lavare il peccato e l’impurità.” (Zac 13,1) Il fiume che scorre dal trono della terra dà vita portando via i peccati. “Guarderanno colui che hanno trafitto.” Che possiamo essere tra quelli che guardano a Gesù, Possa la vista della sua croce trafiggere il nostro cuore, anche se fosse di pietra. Possano fiumi di acqua viva scorrere anche da esso, abbondanti fiumi d’amore, di compassione, di perdono. E possano trasformare la terra desolata: solitudine, ansia, paura, disperazione, in un giardino, un giardino paradisiaco ben irrigato.

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